Calascio e la sua Rocca

“Gli pareva, la Fortezza, uno di quei mondi sconosciuti a cui mai aveva pensato sul serio di poter appartenere, non perché gli sembrassero odiosi, ma perché infinitamente lontani dalla sua solita vita. Un mondo ben più impegnativo, senza alcuno splendore che non fosse quello delle sue geometriche leggi.” (Dino Buzzati, il Deserto dei Tartari)

La prima volta che mi sono affacciato dal lato sud della Rocca sulla valle sottostante, era Gennaio e dal cielo cadeva una poesia di fiocchi bianchi e leggeri che col loro tiepido candore ricoprivano i prati e i boschi che circondano la montagna sulla quale la Rocca si trova. Siamo all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a 30 km da l’Aquila, a 1460 metri sul livello del mare, altitudine che rende la Rocca uno dei castelli più alti, e più suggestivi, d’Italia e d’Europa. Stranamente, o forse a causa del clima rigido (-6 gradi), all’interno del Castello e probabilmente anche del borgo abbandonato sottostante, eravamo solamente io e la mia ragazza, trasportati istantaneamente in un’epoca lontana e antica, così come antica e lontana è l’origine della Rocca e del borgo. Un luogo che fu, per alcuni secoli, un fiorente centro armentizio, crocevia di numerose rotte commerciali (come il regio tratturo per Foggia), densamente abitato per gli standard dell’epoca ma la cui fortuna subì un improvviso arresto agli inizi del XVIII secolo, precisamente nel 1703, anno chiave per la storia, l’architettura e la demografia di Rocca Calascio.

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Salendo verso il borgo e la Rocca. Gennaio 2016

STORIA

Il 2 febbraio 1703 una scossa di magnitudo 6,7 della scala Richter colpì l’Abruzzo, con epicentro vicino Montereale, a nord dell’Aquila. Il sisma provocò oltre 6000 vittime, di cui la metà nella sola l’Aquila, distruggendo quasi totalmente il patrimonio artistico del capoluogo e dei borghi circostanti, già gravemente lesionati dal sisma di magnitudo 6,8 che il 14 Gennaio 1703 colpì l’Umbria Meridionale e l’alta Sabina. Il secondo sisma fu esiziale per l’intera area, stravolgendo e trasformando un territorio e la vita dei borghi medioevali che lo costellavano. Fra questi, anche il borgo di Calascio, borgo normanno di cui si ha testimonianza dall’816, citato in un documento redatto da Ludovico I il Pio, successore di Carlo Magno a guida dell’impero carolingio.

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Il borgo vecchio di Calascio, rivolto verso la Piana di Navelli. Dicembre 2016

Il borgo di Calascio si sviluppò come possedimento dei monaci Volturnensi e, intorno ad esso, nel XI secolo sorse il nucleo originario della Rocca, composto solamente da un torrione centrale a forma quadrangolare che doveva fungere da torre di avvistamento. Il borgo originario si componeva di una “parte alta” a ridosso della Rocca, abbandonata definitivamente dopo il terremoto del 1703 ma già gravemente danneggiata dai terremoti del 1349 e del 1461, e di una parte poco più in basso che, nonostante i danni del terremoto del 1703, rimase abitata fino a inizio Novecento e che oggi, dopo essere stata abbandonata per il nuovo borgo più a valle, sta attraversando un nuova fase di sviluppo demografico e strutturale, seppur limitato, legato allo sviluppo dell’area come destinazione turistica.

La Rocca, i ruderi del borgo originario e Calascio Vecchia. fonte: parks.it

La Rocca subì una radicale modifica a partire dal 1480 per volere del suo possessore, Antonio Todeschini della famiglia Piccolomini, che rafforzò la fortificazione costruendo la cinta muraria e le quattro torri d’angolo a base circolare fortemente scarpate. Alla Rocca si accedeva dal borgo originario, di cui oggi rimangono soltanto i ruderi, mediante una rampa di legno, originariamente retrattile, poggiata su delle mensole in pietra, tuttora visibili. La Rocca si trasformò quindi in un vero e proprio castello, capace di ospitare una piccola guarnigione e di fornire rifugio alla popolazione in caso di attacco degli invasori oltre che fungere da efficace punto di osservazione militare e di comunicazione con gli altri castelli della zona (come Castel Camponeschi e il Castello di Bominaco) tramite un sistema di torce durante la notte e uno di specchi nelle ore diurne. Grazie alla nuova struttura e allo sviluppo delle rotte del commercio della lana che attraversano il territorio, il borgo e la Rocca accrebbero di importanza e peso economico, passando sotto il possesso nel 1579 della famiglia dei Medici assieme al vicino borgo di Santo Stefano di Sessanio per 106.000 ducati.

Come già scritto in precedenza, il terremoto del 1703 obbligò la popolazione ad abbandonare l’area della Rocca. Una parte si trasferì nella “parte bassa” di Calascio Vecchia, abbandonata poi dall’inizio del XX secolo fino a qualche anno fa e che oggi sta lentamente rinascendo, mentre la maggior parte della popolazione si spostò 250 metri di quota più a valle, nell’area in cui oggi sorge il nuovo borgo di Calascio.

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La Rocca e il borgo originario e, a valle, l’attuale borgo di Calascio con in evidenza sulla destra, il campanile del complesso francescano di Santa Maria delle Grazie. fonte: wikipedia.org

Oggi il borgo conta 140 abitanti e sta subendo un lento e inesorabile spopolamento (descritto anche dal regista Romano Scavolini in un documentario del 1968, “Nel silenzio dei sassi”) dovuto soprattutto alla forte emigrazione sia verso la costa (Roma) sia verso l’Europa (Belgio e Francia) e Nord America (Canada) a causa della graduale crisi del settore armentizio e caseario, sulle quali verteva l’intera economia del territorio.

COSA VEDERE

Oltre al meraviglioso borgo medioevale sottostante il Castello, e il Castello stesso, l’area di Rocca Calascio offre spunti di notevole interesse artistico e turistico.

In primo luogo, la chiesa ottagonale di Santa Maria della Pietà, poco distante dalla Rocca, che sorge all’inizio del sentiero che da Santo Stefano di Sessanio conduce alla Rocca, utilizzato anticamente per lo spostamento dei pascoli e per la comunicazione fra i due borghi, entrambi possedimenti medicei.

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La chiesa di Santa Maria della Pietà da una delle fessure della Rocca. Gennaio 2016

La chiesa, che ricorda nella struttura il Battistero di San Giovanni Battista a Firenze di Lorenzo Ghiberti, venne eretta nel 1596, su una preesistente edicola rinascimentale, nel luogo in cui, secondo la leggenda, la popolazione della Rocca sconfisse una banda di briganti intenta a razziare il piccolo borgo. La somiglianza della chiesa al Battistero di Firenze non deve sorprendere dato che fu costruita quando la Rocca era già sotto il possesso della famiglia Medici. Al suo interno sono presenti un dipinto raffigurante la Vergine Miracolosa e una scultura di San Michele armato. Oggi la chiesa è adibita a semplice oratorio ed è meta di numerosi devoti e fedeli.

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La chiesa di Santa Maria della Pietà vista dalla Rocca. Sullo sfondo il Corno Grande e Pizzo Cefalone. Dicembre 2016

A Calascio nuova merita una visita il complesso francescano di Santa Maria delle Grazie, costituito dalla chiesa, dall’associato convento e da un bellissimo chiostro ricco di richiami barocchi, fondato nel 1569 da padre Mario da Calascio, confessore di papa Paolo V ed eminente biblista ed orientalista. Il campanile della chiesa è l’edificio più alto del paese ed è visibile anche da notevole distanza.

A poca distanza da Calascio sorgono alcuni borghi medioevali, alcuni dei quali facenti parti del circuito dei Borghi più Belli d’Italia.

  • Santo Stefano di Sessanio, uno dei Borghi più Belli d’Italia. (5 km)
Il centro storico di Santo Stefano di Sessanio con la torre medicea a dominare l’intero borgo. fonte: comunedisantostefanodisessanio.aq.it
  • Castel del Monte, anch’esso uno dei Borghi più Belli d’Italia e set di LadyHawke (la veduta esterna in lontananza del paese di Aguillon nel film è in realtà il piccolo borgo abruzzese) oltre che del film The American (2010) , con George Clooney, girato quasi interamente nel borgo. (5 km)
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Il borgo di Castel del Monte fotografato dalla Rocca. Dicembre 2016
  • Castelvecchio Calvisio, famoso per il suo centro storico fortificato di origine medioevale e oggi perfettamente mantenuto, oltre alla bellissima chiesa di San Cipriano, originaria del VIII secolo e ampliata nel XIII secolo, una delle chiese più rappresentative del gotico abruzzese. (6 km)
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Castelvecchio Calvisio dalla Rocca. Dicembre 2016
  • La piana di Campo Imperatore, della quale ho parlato qui. (10 km)
  • Il castello di Bominaco, nel comune di Caporciano, avamposto medioevale posto a controllo della piana di Navelli e costruito intorno al XIV secolo. (20 km)
  • Castel Camponeschi, borgo fortificato del XIII secolo nel comune di Prata d’Ansidonia e che anticamente rappresentava l’originario insediamento di Prata stessa. È rimasto abitato fino al 1963, per poi subire un importante restauro a partire dai primi anni 2000, interrotto purtroppo dal terremoto del 2009. Il castello si compone di una cinta muraria rettangolare, due porte di accesso medioevali e dei resti delle torri che una volta circondavano il borgo. Al suo interno, oltre alle abitazioni, è presente una chiesa sconsacrata dedicata a San Pietro il cui campanile è ricavato da una delle torri e da un palazzo gentilizio, più curato e complesso delle altre abitazioni rurali, probabilmente di origine quattrocentesca. (22 km)
  • L’antica città romana di Peltuinum, del I secolo a.C., nel comune di Prata d’Ansidonia, nominato monumento nazionale dal 1902. I resti romani riguardano un teatro di epoca augustea, un tempio forse dedicato ad Apollo e i ruderi delle mura che cingevano la città. A poca distanza, sorge invece la chiesa di San Paolo in Peltuinum, del XII secolo costruita probabilmente su di un precedente tempio pagano dato che le murature originali presentano elementi di epoca romana. (20 km)

 

CURIOSITÀ

La Rocca, anche’essa vittima dell’abbandono all’inizio post-terremoto del 1703, è stata restaurata e recuperata alla fine del XX secolo, alla stregua del borgo abbandonato, grazie anche alla visibilità garantita dall’ambientazione di alcuni film nella zona, tra tutti Ladyhawke (1985) e il Nome della Rosa (1986).

Schema riassuntivo:

  • Località: Rocca Calascio (AQ)
  • Come arrivare: in macchina – Autostrada uscita A24 uscita Aquila Est, prendere le indicazioni verso Popoli e Pescara lungo la ss17, nei pressi di Barisciano seguire le indicazioni per Santo Stefano di Sessanio prima e Calascio poi, in seguito seguire le indicazioni per Rocca Calascio appena raggiunto l’abitato di Calascio. Da Roma sono circa 90 minuti di macchina.
  • Prezzo casello solo andata: Roma-l’Aquila Est (circa 12 euro)
  • Periodo consigliato:tutto l’anno, anche se d’inverno bisogna fare attenzione al ghiaccio e alla neve mentre si sale alla Rocca dato che la strada è sterrata. Lo stesso vale per la strada che sale da Calascio alla Rocca, che negli ultimi 3 km è quasi un senso unico di marcia data l’esigua larghezza della strada.
  • Per dormire: consiglio due strutture all’interno del borgo abbandonato, davvero ben tenute e di ottima qualità ricettiva. Il Rifugio della Rocca e la Taberna di Rocca Calascio.
  • Per mangiare: Qui una lista con i 5 ristoranti presenti a Calascio, fra la Rocca e il borgo nuovo.

Buon viaggio.

 

3 risposte a "Calascio e la sua Rocca"

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